“Chiamatemi Ismaele.”
Bastano due parole per riconoscere uno degli incipit più famosi della letteratura: quello di Moby-Dick. Non descrive nulla, non spiega la trama, non introduce un personaggio passando per la sua descrizione fisica, né presenta il mondo narrativo in dettaglio. Eppure apre immediatamente una voce, una presenza, una direzione. È il tipo di inizio che rimane impresso proprio perché suggerisce molto con pochissimo.
Molti autori celebri hanno raccontato quanto l’incipit di un libro sia una delle parti più difficili su cui lavorare. Non a caso Joyce Carol Oates, scrittrice, poetessa e drammaturga statunitense, scriveva:
“La prima frase non può essere scritta finché non è stata scritta l’ultima frase.”
Perché l’incipit non è solo l’inizio materiale di un libro: è il punto di partenza di un viaggio in cui voce, tono, ritmo e direzione narrativa iniziano a indicare la strada da percorrere.
PRIMA DI CONTINUARE LA LETTURA, LASCIA CHE CI PRESENTIAMO:
Bookst è la piattaforma editoriale che aiuta imprenditori, liberi professionisti, consulenti e coach a scrivere, pubblicare e promuovere il loro libro e scrittori a pubblicare e promuovere il loro manoscritto. Dall’idea alla promozione, curiamo ogni dettaglio editoriale con approccio professionale e strumenti concreti.
Se hai un libro da scrivere e/o pubblicare, possiamo aiutarti a farlo al meglio.
Che cos’è l’incipit e perché conta così tanto
Quindi, cos’è l’incipit? In breve, è l’apertura di un testo narrativo, cioè le prime righe, pagine o scene che introducono il lettore alla storia.

Quando inizi a scrivere un libro, l’incipit diventa il primo vero contatto tra il mondo narrativo e il lettore. Ed è proprio lì che nasce il famoso “patto narrativo”: la promessa implicita di cosa aspettarsi nelle pagine successive.
Che differenza c’è tra incipit, apertura e prologo
Incipit, apertura e prologo sono cose diverse: capire questa distinzione è il primo passo per scrivere un’introduzione efficace. L’incipit è l’inizio concreto della narrazione, mentre l’apertura è un concetto più ampio e comprende l’avvio generale del libro. Il prologo, invece, è una sezione separata che precede la storia principale.
Un romanzo può avere un incipit senza prologo, oppure un prologo seguito da un secondo incipit che apre davvero la vicenda.
Perché le prime righe orientano il patto con il lettore
Le prime righe di un libro comunicano subito il tono, lo stile e l’intenzione narrativa dell’autore. Il lettore decide molto rapidamente se fidarsi di lui/lei: qui sta il vero significato di incipit, nel suo essere strumento di orientamento.
Cosa deve fare un buon incipit

Se Moby-Dick fosse cominciato con una lunga spiegazione sulla navigazione ottocentesca o con la biografia completa del protagonista, probabilmente non avrebbe avuto la stessa forza. “Chiamatemi Ismaele” funziona perché apre subito una voce, una presenza e una direzione narrativa.
Un buon incipit deve fare proprio questo: rimanere memorabile e invogliare a proseguire la lettura. Deve creare movimento, curiosità e orientamento. Anche poche righe possono bastare, se riescono a far sentire al lettore che dentro quella storia c’è qualcosa che vale la pena seguire.
Vediamo nel dettaglio come creare tipologie di incipit che funzionano.
Presentare tono, voce e atmosfera
L’incipit rende chiaro da subito al lettore che tipo di atmosfera può aspettarsi di trovare nel testo. Ciò è possibile perché è in questo punto che si definiscono tono e voce: ad esempio, un’apertura secca e rapida suggerisce una tensione o un conflitto, magari accentuati con una domanda.
Accendere una domanda, una tensione o un conflitto
Il lettore continua a leggere quando sente che c’è qualcosa da scoprire o capire. Non serve un colpo di scena enorme: basta una domanda implicita.
Chi è quel personaggio? Perché sta scappando? Cosa è successo prima di questa scena? La risposta, in realtà, il lettore non la troverà subito: qui sta la forza di un incipit efficace.
Dare informazioni senza spiegare tutto
Un incipit che funziona è un incipit che non chiarisce tutto e subito. L’autore deve selezionare poche informazioni essenziali e lasciare spazio alla scoperta così da incuriosire il lettore.
Tipi di incipit: quali sono e quando usarli
Ci sono tanti tipi di incipit diversi che puoi utilizzare come modello per creare il tuo. La scelta dipende da tanti fattori: il genere di appartenenza, il tuo stile di scrittura e il tipo di esperienza che vuoi il lettore viva grazie al tuo libro. Di seguito, vediamo le quattro principali tipologie di incipit.

Incipit narrativo
L’incipit narrativo introduce subito una situazione o un evento iniziale. È uno dei più usati nei romanzi perché accompagna il lettore dentro la storia in modo naturale.
“La mattina in cui sparì, Marta lasciò il caffè acceso sul fuoco.”
Incipit discorsivo
L’incipit discorsivo parte da una riflessione o un commento, che si estende nelle prime pagine. Funziona bene nei romanzi introspettivi o quando il tono dell’autore è centrale.
“Ci sono persone che capiscono troppo tardi di aver vissuto la vita sbagliata.”
Incipit dialogico
L’incipit dialogico apre direttamente con una battuta o uno scambio di dialogo, quindi catapulta il lettore all’interno di una situazione che nelle righe successive prende forma.
“Non dovevi tornare,” disse Elena senza alzare lo sguardo.
Incipit in medias res
L’incipit in medias res butta il lettore nel mezzo dell’azione, senza spiegazioni iniziali. È molto efficace nei thriller e nei romanzi d’avventura.
“Quando il vetro esplose, Luca stava ancora cercando le chiavi.”
Gli errori più frequenti nell’incipit
L’incipit è una delle parti più difficili di un libro perché se scritto male rischia di far perdere l’attenzione del lettore. Quando non funziona, il più delle volte l’autore ha commesso uno degli errori di seguito.

L’infodump iniziale
L’infodump è una tecnica di scrittura in cui tante, tantissime informazioni vengono date in pasto al lettore, che funziona molto bene in alcuni casi, ma all’interno dell’incipit di un libro rischia di fare danni.
Il problema non è la quantità di informazioni, che, come anticipato, in alcuni contesti servono, ma il momento in cui vengono date. All’inizio il lettore non è pronto per essere sommerso da tante nozioni.
Le descrizioni decorative che rallentano
Descrizioni troppo dettagliate e decorative rischiano di spezzare il ritmo narrativo che nell’incipit è in fase di costruzione. Il problema di essere troppo dettagliati all’inizio è di rallentare troppo la storia perdendo – praticamente per sempre – l’interesse del lettore.
Le frasi ad effetto senza vera direzione
“Quella notte il mondo smise di esistere.” Bam, buttata lì, senza che dopo arrivi una situazione concreta, un conflitto o una direzione narrativa chiara che dia contesto a questo tipico esempio di scrittura emozionale: è una frase fine a sé stessa
Rivedere l’incipit dopo la prima stesura

Succede molto spesso che alcuni autori scoprono il vero incipit solo dopo aver finito il libro. È normale: all’inizio hai un’idea, ma il suo sviluppo potrebbe prendere strade inaspettate. In ogni caso, al termine della stesura del libro, la revisione dell’incipit va comunque fatta, passando per queste fasi.
Perché l’inizio cambia mentre il libro prende forma
Durante la scrittura di un libro succede una cosa ben precisa e si chiama evoluzione. Evolvono la storia, i personaggi, le situazioni, persino animali e oggetti a volte. Ecco perché l’incipit, come abbiamo detto, va sempre rivisto: un inizio scritto troppo presto rischia di non rappresentare più il libro finale.
Come capire se l’incipit funziona davvero
Ma quindi cosa vuol dire incipit che funziona? Difficile spiegare in termini assoluti, però se l’incipit dà una direzione chiara in termini di tono e stile e invoglia il lettore a proseguire, ha funzionato. Coinvolgi amici e parenti e fai leggere loro l’incipit, poi prendi nota delle loro reazioni. Se nasce subito una domanda, vogliono saperne di più, ti chiedono di proseguire… È fatta.
Quando confrontarti con un editor o un professionista
Il coinvolgimento dell’autore al 1000×1000 sul suo testo il più delle volte gli fa perdere l’occhio critico che invece può avere un soggetto terzo come un editor. Il supporto di una figura di questo tipo è sempre utile, perché è in grado di capire se l’incipit comunica davvero il tono giusto, se crea curiosità oppure se sta rallentando il lettore.
FAQ su Incipit
Hai ancora qualche dubbio su cosa vuol dire incipit e a cosa serve? Trovi risposta nelle domande seguenti.
Cosa si intende con incipit?
L’incipit è l’inizio di un testo narrativo: le prime righe o scene che introducono il lettore nella storia ma che non danno troppe spiegazioni.
Quali sono i tre tipi di incipit?
Tra i più usati ci sono l’incipit narrativo, discorsivo e dialogico. A questi si aggiunge spesso l’incipit in medias res.
Qual è la differenza tra prologo e incipit?
Il prologo è una sezione introduttiva separata dalla narrazione principale. L’incipit è invece il vero inizio del racconto.
Cosa vuol dire incipit in latino?
“Incipit” in latino significa “comincia” o “qui inizia”. Era la parola usata nei manoscritti medievali per indicare l’inizio di un testo.
Tralasciando il senso letterale del termine, con l’incipit non comincia solo la storia: comincia anche un percorso di lettura che avrà una fine sensata anche grazie alle prime righe. Ed è forse per questo che, come suggeriva Joyce Carol Oates, il vero inizio di un libro si comprende davvero solo quando la storia è arrivata fino alla fine.
HAI UN LIBRO DA SCRIVERE, PUBBLICARE O PROMUOVERE?
Con Bookst, ogni fase del tuo progetto editoriale è seguita da professionisti esperti, con servizi su misura per le tue esigenze.
Scegli le nostre soluzioni su misura per te e come possiamo aiutarti a trasformare la tua idea in un libro di successo.


