Figure retoriche: cosa sono, a cosa servono e come usarle per migliorare la scrittura

Tempo di lettura: 10 minuti
Pubblicato il 23 Febbraio 2026
Figure retoriche cosa sono, a cosa servono e come usarle per migliorare la scrittura

L’hanno scritto su magliette di ogni tipo, l’avrai visto su tazze in esposizione nelle librerie e lo avrai sentito dire con più o meno consapevolezza un sacco di volte: “L’essenziale è invisibile agli occhi.

Questa è una delle frasi che troviamo nel celebre romanzo “Il piccolo principe” di Antoine de Saint‑Exupéry ma da sola è diventata il simbolo dell’intero libro.

Complice anche la natura stessa della frase, che è una figura retorica precisa, ovvero un aforisma, queste sei parole invitano il lettore a guardare al di là dell’apparenza. Senza questo artificio, quella che sarebbe stata una semplice affermazione è diventata un’immagine che resta impressa nella mente di chiunque legga questo libro (e anche di chi non lo legge, data la sua notorietà).

È esattamente ciò che intendeva Aristotele quando osservava:

“La retorica non è l’arte di dire bene, ma di pensare con precisione e grazia.”

Infatti, oggi parleremo proprio di figure retoriche, che non sono solo ornamenti superflui che devi usare per dimostrare il tuo intelletto. Sono strumenti antichi e potenti che trasformano una sequenza di parole in un’esperienza evocativa, persuasiva e memorabile.

Come molte cose, però, serve farlo bene e adesso vedrai esattamente come si fa.

 

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Cosa sono le figure retoriche e perché sono importanti

Sentiamo parlare di figure retoriche già a scuola, quando ci cimentiamo con l’analisi del testo. Si tratta di scelte linguistiche e stilistiche che vanno oltre l’uso “ordinario” delle parole per creare effetti specifici: evocare immagini, suscitare emozioni, rafforzare argomentazioni, rendere un testo più musicale o più incisivo.

Il risultato sono parole o frasi che possono anche farci storcere il naso per la loro particolarità, ma che non sono né errori né fronzoli. Sono, piuttosto, strumenti consapevoli che un autore utilizza per strutturare il proprio messaggio in modo più efficace e persuasivo.

 

Definizione e significato di figura retorica

Dall’enciclopedia Treccani leggiamo che “figura retorica” significa:

“Allontanamento dall’uso proprio o normale del linguaggio, inteso a conferire vivacità, ornamento, efficacia al discorso.”

Di fatto, si tratta di un modo diverso di scrivere qualcosa che normalmente richiederebbe un lessico più semplice, concreto, oggettivo e/o diretto.

Perché? Perché l’obiettivo delle figure retoriche è quello di ottenere un impatto emotivo o cognitivo maggiore di quanto farebbe un testo completamente neutro.

Sono chiamate “retoriche” proprio perché derivano dall’arte della retorica classica, ma il loro campo d’applicazione oggi è vastissimo.

 

Dalla retorica classica alla scrittura moderna

La citazione che abbiamo inserito all’inizio non a caso è opera di Aristotele: nell’antica Grecia e a Roma, la retorica era una disciplina fondamentale per chiunque volesse esercitare un’influenza pubblica. Le figure retoriche, insomma, venivano studiate, catalogate e praticate per migliorare l’efficacia dei discorsi importanti.

Con il tempo, la retorica ha perso il suo ruolo centrale nei sistemi educativi, ma le sue tecniche sono sopravvissute e sono arrivate sui libri di italiano delle scuole medie e superiori. Oggi le figure retoriche sono parte integrante delle tecniche di scrittura moderna, perché aiutano a rendere il testo più efficace, memorabile e stilisticamente riconoscibile.

 

Perché rendono un testo più evocativo e persuasivo

Ma cosa c’è di tanto speciale nelle figure retoriche? La risposta non è semplice, ma possiamo dire che rendono un testo più evocativo se riescono a invitare il lettore a guardare oltre le parole, rendendo più vivido un concetto, più profonda un’emozione, più chiara un’intuizione.

Le metafore, ad esempio, non sono solo “immagini carine” per dire in modo più abbellito un concetto: sono modi per spiegare l’ignoto attraverso il noto. Le anafore, le allitterazioni o le antitesi imprimono ritmo, enfatizzano messaggi, fanno emergere contrasti.

Sono strumenti che parlano sia all’emozione che alla logica del lettore, rendendo un testo quindi estremamente più interessante (e persuasivo, perché convincono il lettore a proseguire la lettura).

 

Le principali tipologie di figure retoriche

La lingua italiana è universalmente nota per la ricchezza del suo vocabolario e le figure retoriche non fanno eccezione. Tra le tecniche di scrittura che rendono un testo più espressivo e potente, possiamo individuare specifiche categorie con finalità e meccanismi differenti per tutte le figure retoriche.

 

Figure di significato

Tra le figure retoriche principali (e più conosciute) rientrano le figure di significato, che agiscono cioè sul senso delle parole, modificandolo, ampliandolo o traslandolo.

Figure retoriche di significato
Figure retoriche di significato
  1. Metafora: sostituisce un termine con un altro basato su somiglianza implicita. “Una valanga di applausi” per indicare applausi molto intensi. La metafora aiuta a semplificare e rendere visivo un concetto astratto.
  2. Similitudine: confronta due elementi con “come” o “simile a”. “Coraggioso come un leone”. È utile per stabilire parallelismi rapidi e accessibili, senza ambiguità.
  3. Metonimia: sostituisce un termine con un altro in relazione di contiguità. “Leggere Shakespeare” per intendere “leggere opere di Shakespeare”. È molto comune nella lingua parlata.

 

Figure di suono

Come dice la definizione, le figure di suono agiscono sulla componente fonica del testo, spesso per dare ritmo, musicalità o enfasi. Ci sono tre tipi di figure retoriche di questa categoria.

Figure retoriche di suono
Figure retoriche di suono
  1. Allitterazione: è una ripetizione di suoni consonantici. “Veni, vidi, vici.” Rafforza il ritmo e rende le frasi più memorabili.
  2. Onomatopea: parola che imita un suono, come il tanto usato “tic‑tac” per il rumore di un orologio. Aggiunge realismo e immediatezza sensoriale.
  3. Assonanza: è l’opposto dell’allitterazione, cioè la ripetizione di suoni vocalici. “Il vento lento lento” per creare musicalità. Molto usata in poesia per suggerire atmosfera.

 

Figure di costruzione o ordine

Tra i vari esempi di figure retoriche che abbiamo fatto finora, queste sono le più complesse da creare e usare: le figure di costruzione o ordine, infatti, manipolano l’ordine delle parole o ripetono strutture per produrre effetti ritmici o concettuali.

Figure retoriche di costruzione o ordine
Figure retoriche di costruzione o ordine
  • Anafora: è la ripetizione di una parola o frase all’inizio di versi o frasi. “Io ho visto… io ho sentito…” Serve per creare enfasi o coerenza.
  • Climax: ovvero la progressione in ordine di intensità. “Guardò, vide, capì.” Serve ad aumentare la tensione o guidare l’attenzione.
  • Enumerazione: consiste nell’inserire una serie di elementi per amplificare o dettagliare. “Vide alberi, fiori, prati e colline.”

 

Figure di pensiero

Arriviamo all’elenco delle figure retoriche che coinvolgono il significato profondo e l’impatto emotivo del testo, le figure di pensiero, che spesso usano contrasti o paradossi.

Figure retoriche di pensiero
Figure retoriche di pensiero
  • Ossimoro: accostamento di termini in apparenza contraddittori. Ne è un esempio il classico “silenzio assordante.” Crea sorpresa e stimola la riflessione.
  • Ironia: fare il contrario di ciò che si intende per effetto umoristico o critico. “Che genio!” quando si intende il contrario. Aggiunge sarcasmo al testo.
  • Antitesi: contrapposizione netta di concetti. “Meglio vivere poco e bene piuttosto che a lungo e male.” Evidenzia un contrasto.

 

Elenco delle figure retoriche più usate nella narrativa e nella poesia

Per una serie di motivi, nei testi troviamo spesso alcune delle principali figure retoriche, le più usate. Queste sono capaci di trasformare un racconto breve in un romanzo vero e proprio, grazie alla loro potenza. Ma partiamo dalla poesia.

 

Figure retoriche nella poesia: esempi celebri

Le figure retoriche nella poesia trovano campo di applicazione come in pochi altri generi è possibile. Dante Alighieri, nei suoi canti, utilizza anafore, similitudini epiche e metafore religiose con maestria riconosciuta. Leopardi inserisce antitesi e ossimori per riflettere la sua visione tragica dell’esistenza. In Ungaretti l’ellissi e l’allitterazione diventano essenza stessa della forma poetica.

 

Figure retoriche nella narrativa: come usarle nei dialoghi e nelle descrizioni

Ma non è solo nella poesia che le figure retoriche trovano il giusto contesto. Nel romanzo, aiutano a dare colore ai personaggi, soprattutto nelle descrizioni e nei dialoghi. Ad esempio, l’ironia può svelare l’indole vera di un personaggio, mentre una metafora efficace può rendere viva un’immagine senza appesantire lo stile del testo.

 

Esempi di enumerazione e altre figure ricorrenti

L’enumerazione è spesso usata per creare ritmo, enfatizzare l’abbondanza o costruire un crescendo descrittivo. Ecco un esempio di enumerazione: “Era un uomo solitario, stanco, sconfitto, ma determinato.” Qui la figura retorica serve a dipingere lo stato d’animo del personaggio con efficacia.

 

Come riconoscere e usare correttamente le figure retoriche

Sulla carta sembra tutto molto facile, ma saper usare tutte le figure retoriche non lo è affatto. Ancora più difficile è scegliere le figure retoriche più adatte al testo che stai scrivendo. Per questo motivo, abbiamo scritto i prossimi paragrafi.

 

Analizzare un testo letterario o poetico

Un buon modo per allenarsi a trovare le formule più adatte al proprio progetto è fare un’analisi delle figure retoriche contenute nei testi letterari che conosci. Quando leggi, prova a individuare metafore, ossimori, enumerazione, climax… Chiediti quale effetto producono, perché l’autore le ha scelte in quel punto specifico. Questo allenamento ti aiuterà non solo a riconoscerle, ma anche a capire quando possono funzionare nel tuo libro.

 

Quando inserirle e quando evitarle

Le figure retoriche, tutte, sono potenti ma vanno usate con misura. Il rischio di esagerare è quello di appesantire la lettura. Domandati sempre se una metafora o un’analogia aggiungono valore o distraggono il lettore dal messaggio principale.

 

L’equilibrio tra chiarezza e creatività

Lo scopo delle figure retoriche in poesia o in generale in tutti i generi letterari non è stupire il lettore con artifici, ma bilanciare chiarezza espositiva e creatività. Una similitudine che confonde è inutile; una metafora che illumina un concetto è preziosa.

Un buon autore sa quando lasciare parlare le parole nel loro uso più semplice e quando intrecciarle con figure retoriche per amplificarne il senso.

 

Errori comuni nell’uso delle figure retoriche

Ebbene sì, se usate male, le figure retoriche possono ostacolare il lettore piuttosto che aiutarlo nella lettura. Vediamo gli errori più frequenti commessi da chi usa in modo sbagliato le frasi retoriche.

 

Eccesso di artifici che appesantiscono la lettura

Di questo errore abbiamo già accennato in precedenza, perché è un rischio in cui puoi incorrere se ti fai prendere la mano con le figure retoriche: un testo pieno di metafore, similitudini e giochi di suono può diventare artificioso e difficile da seguire. A volte, meno è più: una sola figura potente è meglio di molte poco efficaci.

 

Confondere figure simili

Alcune figure retoriche sono facili da confondere: ad esempio, metonimia e metafora vengono usate in modo impreciso. Impara a identificarle correttamente per usarle consapevolmente, altrimenti, nessuno capirà cosa volevi dire.

 

Utilizzo improprio nel linguaggio tecnico o saggistico

In contesti tecnici o scientifici, un uso eccessivo di figure retoriche può compromettere la chiarezza del testo intero. In questi ambiti, ma non solo, è meglio privilegiare uno stile diretto, utilizzando artifici solo quando servono a semplificare concetti complessi.

 

Figure retoriche e stile personale di scrittura

Le figure retoriche in italiano non sono solo strumenti formali: contribuiscono a creare una voce distintiva e l’identità di uno scrittore, diventando parte integrante di uno stile di scrittura personale.

 

Come contribuiscono a creare la voce dell’autore

Quando usi figure retoriche con coerenza, non stai solo decorando il testo: stai comunicando come vedi il mondo. Alcuni autori sono noti per le loro metafore sorprendenti, altri per le antitesi che scavano contrasti profondi.

Ad esempio, lo stile di Gabriele D’Annunzio è indissolubilmente legato a un uso ricchissimo e ricercato delle figure retoriche, soprattutto metafore, sinestesie e allitterazioni. Nelle sue opere, ogni descrizione si trasforma in un’esperienza sensoriale totale e le figure che lui usa hanno definito non solo la sua voce, ma un’intera epoca letteraria.

Questo modo di usare il linguaggio diventa una firma stilistica.

 

Dalla teoria alla pratica: applicarle con coerenza nello stile narrativo

Per applicare le figure retoriche e gli esempi che abbiamo visto nella tua scrittura, non serve tornare sui banchi di scuola. Devi capire cosa richiede il testo in specifici passaggi: puoi trasmettere le emozioni di una scena di tensione con un ritmo incalzante e immagini forti, mentre un momento di lenta riflessione può trovare la sua massima espressione in analogie sottili.

La cosa importante è che ogni figura sia coerente con lo stile narrativo complessivo. Imparare a riconoscerle, comprenderle e usarle bene può elevare la tua scrittura da funzionale a memorabile, permettendoti di comunicare con precisione e grazia, proprio come suggeriva Aristotele. Buona scrittura!

 

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Luca Alfani

Specializzato in business digitali e innovazione editoriale, ha una solida esperienza nel self publishing e nella creazione di libri ad alto impatto.

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