Case study & NDA: raccontare casi reali senza rischi legali

Tempo di lettura: 7 minuti
Pubblicato il 09 Marzo 2026
Case study & NDA raccontare casi reali senza rischi legali

Nel 1988 nel Regno Unito si accese una controversia legale sul rapporto tra pubblicazione e obblighi di riservatezza. Nel processo rinominato “Attorney‑General v Observer Ltd” il governo britannico cercò d’impedire la pubblicazione del libro Spycatcher, scritto da Peter Wright, ex agente dell’MI5, che raccontava dettagli delle sue esperienze nell’intelligence.

Il problema era proprio il contenuto del libro che, a detta dell’agenzia, includeva informazioni considerate riservate e potenzialmente dannose per la sicurezza nazionale.

Nonostante gli sforzi del governo per bloccare la diffusione del libro, Spycatcher finì per essere pubblicato in Australia e negli Stati Uniti e da lì trovò spazio sulle librerie a livello globale.

Questo caso storico dimostra che NDA e case study devono convivere perché altrimenti un libro può sollevare problemi se contiene segreti industriali e informazioni confidenziali.

Pier Paolo Pasolini disse:

“La verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni.”

Quando decidi di includere case study veri nel tuo testo, stai cercando di mostrare non una verità unica, ma una molteplicità di prospettive. Solo che, per farlo senza rischi legali, devi conoscere le regole che proteggono i diritti di privacy, di marchio, di copyright e di reputazione delle persone e delle eventuali aziende coinvolte. Soprattutto se parliamo di un libro di business.

 

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Perché i case study fanno la differenza in un libro d’impresa

Se devi scrivere un libro d’impresa, vuol dire che racconterai una storia in un contesto reale con riferimenti veri. Per questo motivo, i case study assumono un ruolo importante in questo tipo di testo. Parlando di esperienze reali di aziende o persone, il contenuto non resta teorico ma diventa tangibile. Questo non solo aiuta chi legge a capire meglio, ma costituisce anche un potente strumento di comunicazione per chi vuole raccontare competenze e risultati.

 

Prova sociale, credibilità, lead e PR

I case study funzionano perché sono uno strumento di prova sociale, ovvero dimostrano che certe strategie o strumenti hanno funzionato davvero. In un libro aziendale ben costruito, i case study migliorano quindi la credibilità della storia, di conseguenza ci sono più probabilità che attraggano nuovi lead e opportunità di PR.

Di fatto, per un autore, raccontare storie reali con rispetto e accuratezza è uno strumento essenziale per lavorare sul proprio personal branding perché con questo formato mostra risultati concreti, veri.

 

Quando serve un NDA (e quando bastano le liberatorie)

Come hai intuito, raccontare dettagli di aziende o clienti senza un accordo esplicito può comportare problemi legali. Qui entrano in gioco l’NDA (Non Disclosure Agreement, accordo di riservatezza) e le liberatorie.

Un NDA è un contratto con cui una parte si impegna a non divulgare certe informazioni. Quando fai un case study basato su dati o esperienze non pubbliche, è buona prassi far firmare un NDA al cliente o all’azienda coinvolta, prima di pubblicare. Ce ne sono di diversi tipi.

 

Tipi di NDA: unilaterale, bilaterale, multilaterale

Tipi di Non Disclosure Agreement
Tipi di Non Disclosure Agreement

Possiamo categorizzare gli NDA in 3 gruppi:

  • Unilaterale, quando solo una parte rivela informazioni riservate e l’altra si impegna a non divulgarle;
  • Bilaterale, quando entrambe le parti si scambiano informazioni riservate e si impegnano reciprocamente;
  • Multilaterale, quando più soggetti sono coinvolti nello scambio di informazioni in un accordo unico.

La scelta del tipo di NDA da attivare per il tuo progetto editoriale dipende da chi fornisce dati e da chi ha interesse a proteggerli.

 

Ambito, durata e carve-out

Non c’è un modello di NDA universale e sempre valido: le parti devono sempre definire che tipo di informazioni sono considerate “riservate”, per quanto tempo valgono gli obblighi e le eccezioni (“carve‑out”), ad esempio informazioni ormai di dominio pubblico o richieste dalla legge.

Definire questi aspetti in anticipo su questo tipo di accordo ti mette a riparo da possibili discussioni future e mantiene chiari i confini del caso raccontato nel libro.

 

Decision tree: NDA vs liberatoria vs anonimizzazione

Non sai se ti serve un NDA, una liberatoria o se puoi semplicemente anonimizzare i dati? Fatti queste domande:

  • Le informazioni sono non pubbliche o sensibili?
  • Il protagonista è identificabile?
  • Il racconto include dati personali o numeri di performance?
  • Il cliente ha autorizzato l’uso del proprio nome e logo?

Se la risposta è sì, meglio un NDA o una liberatoria firmata. In quei casi in cui l’identità delle persone non emerge quindi i dati sono trattati in forma non riconducibile a individui o aziende specifiche, potrebbe bastarti l’anonimizzazione.

 

Liberatorie e permessi: nomi, loghi, citazioni, materiali visivi

Per cosa è necessario chiedere liberatorie e permessi per case study? Intere storie, piccoli dettagli… Se racconti un caso reale nel tuo libro, ci sono tanti elementi che potrebbero richiedere un permesso speciale, dai loghi a singole frasi estratte dai materiali forniti dal cliente. Infatti, ci sono diritti d’autore su materiali e grafici di diverso tipo.

Prima di usarli, serve l’autorizzazione esplicita (liberatoria) da parte del titolare dei diritti. Senza quella, l’uso può violare diritti di immagine, marchi o copyright.

 

Marchi e uso del nome/brand del cliente

Un marchio registrato è un diritto di proprietà intellettuale. Usarlo nel testo o nei materiali visivi del libro senza permesso può configurare una violazione delle norme sul marchio altrui. Per questo motivo, è sempre necessario chiedere un’autorizzazione formale da parte dell’azienda. Questo vale anche per loghi, slogan o altri elementi distintivi della società in questione.

 

Citazioni e diritto d’autore: eccezione di “breve citazione” (art. 70 LDA)

Vuoi includere nel tuo case study citazioni da opere protette dal diritto d’autore? Puoi farlo solo entro limiti molto specifici. In Italia, l’eccezione di “breve citazione” prevista dall’art. 70 della Legge sul Diritto d’Autore consente di riprodurre citazioni altrui solo se sono brevi, funzionali e accompagnati da attribuzione dell’autore e della fonte.

 

Dati personali: GDPR, anonimizzazione e pseudonimizzazione

Se nel tuo libro parli di un case study ed entri nello specifico di informazioni su persone fisiche, come una dichiarazione fatta da un dipendente, entra in gioco il Regolamento UE 679/2016 (GDPR). Secondo il GDPR, sono dati personali tutte le informazioni che possono identificare direttamente o indirettamente una persona.

Hai due opzioni: anonimizzare i dati, cioè eliminare ogni elemento che permetta di risalire alla persona oppure pseudonimizzare i dati, cioè usare un identificatore (alias) che non permette l’attribuzione immediata senza informazioni aggiuntive.

 

Pseudonimizzazione vs anonimizzazione secondo il Garante

La pseudonimizzazione è una misura che riduce il rischio di identificare una persona senza informazioni aggiuntive conservate separatamente, ma non elimina del tutto la possibilità di reidentificazione.

Al contrario, l’anonimizzazione dati è un processo in cui l’individuo non è più identificabile in alcun modo, motivo per cui questi dati non sono più considerati personali ai fini del GDPR.

 

Minimi indispensabili, basi giuridiche, conservazione

Quando tratti dati personali in un libro, ricordati sempre di applicare i principi del GDPR:

  • raccogliere solo i dati necessari per lo scopo dichiarato;
  • avere una base giuridica (consenso dell’interessato o altro motivo legittimo);
  • prevedere misure di sicurezza e tempi di conservazione limitati.

 

Diffamazione e accuratezza: verifiche editoriali essenziali

Raccontare casi reali è molto interessante ma apre questioni di diffamazione e responsabilità d’autore e ti espone a rischi, se non fai le verifiche editoriali necessarie di cui parleremo ora.

 

Fact-checking, fonti e diritto di replica

Prima di pubblicare un case study, è cruciale verificare ogni informazione. In quella fase chiamata “fact‑checking”, in cui fai una checklist legale, anche in collaborazione con un correttore bozze, hai certezza che:

  • ogni dato citato è verificabile;
  • ogni affermazione può essere sostenuta da fonti affidabili;
  • le parti citate hanno avuto l’opportunità di confermare o correggere ciò che riguarda il loro caso.

Una buona prassi da seguire è offrire ai soggetti coinvolti il diritto di replica prima della pubblicazione, in modo da evitare contestazioni successive. Prevenire è sempre meglio che curare.

 

Tono, opinioni e rischi di affermazioni false

La linea tra opinione e fatto può essere molto sottile. Esprimere un giudizio critico è spesso lecito, ma attribuire dichiarazioni false o non verificate a individui o aziende può configurare diffamazione a mezzo stampa, con conseguenti richieste danni o procedimenti legali. Tienilo a mente.

 

Workflow pratico autore–ghostwriter–legale

Per ridurre rischi e lavorare in sicurezza, puoi strutturare un workflow chiaro tra te che sei l’autore, un eventuale ghostwriter professionale e il tuo consulente legale.

 

Brief, matrice rischi, approvazioni cliente

Si comincia con un brief, in cui devi raccogliere tutte le informazioni sul case study, quindi, quali dati e nomi saranno usati e quali NDA o liberatorie servono. Fai quindi una matrice dei rischi legali e reputazionali.

 

Versioning e traccia modifiche (audit trail)

Mantieni traccia delle versioni del testo e delle modifiche effettuate durante le revisioni, in un audit trail condiviso con il team editoriale e il legale. In caso di contestazioni future, questa documentazione può dimostrare la correttezza del processo.

 

Errori da evitare

Infine, ecco alcuni errori tipici da evitare quando lavori con case study e contenuti reali:

  • usare NDA generici che non specificano ambito e durata;
  • includere dati re‑identificabili senza le dovute misure di anonimizzazione o consenso clienti e uso di marchi;
  • etichettare informazioni come “confidenziali” nel titolo senza un accordo formale;
  • pubblicare affermazioni non verificate o diffamatorie.

Raccontare storie vere è una leva potentissima nella scrittura. Ma come ci insegna il caso Spycatcher, anche una storia avvincente può trasformarsi in un problema legale se non viene gestita con attenzione. Rispettare privacy, accordi e limiti normativi non significa censurarsi, ma saper trovare, come diceva Pasolini, la verità nei “molti sogni”, con lucidità e responsabilità.

 

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Luca Alfani

Specializzato in business digitali e innovazione editoriale, ha una solida esperienza nel self publishing e nella creazione di libri ad alto impatto.

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